Cos’è il referendum costituzionale e come funziona
Il referendum costituzionale è uno strumento previsto dall’articolo 138 della Costituzione che permette ai cittadini di decidere direttamente su una modifica della Costituzione.
A differenza del referendum abrogativo, che serve a cancellare una legge già in vigore, questo tipo di referendum ha una funzione confermativa: serve a stabilire se una riforma costituzionale approvata dal Parlamento debba entrare definitivamente in vigore oppure no.
Il referendum si svolge solo se la legge costituzionale non è stata approvata con la maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere. In questi casi, la decisione finale viene affidata agli elettori.
Chi vota non può modificare il testo della riforma: si può solo approvarla o respingerla nella sua interezza.
Un aspetto importante è che non esiste un quorum di partecipazione. Il risultato è valido indipendentemente dal numero di votanti: conta solo la maggioranza dei voti validi espressi. Per questo motivo, ogni voto ha un peso diretto sull’esito finale.
Quando si vota e perché non c’è quorum
Il referendum sulla giustizia 2026, che riguarda la separazione delle carriere dei magistrati, si terrà con molta probabilità:
- Domenica 22 marzo, dalle 7 alle 23
- Lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15
I cittadini saranno chiamati a esprimersi su una riforma costituzionale approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025.
Come per tutti i referendum costituzionali, non è previsto un quorum: l’esito dipenderà solo dal numero di voti favorevoli e contrari.
Questo perché il referendum non serve a misurare l’interesse generale sul tema, ma a prendere una decisione definitiva su una modifica della Costituzione.
Cosa si vota: il contenuto della riforma
Il referendum riguarda una riforma che modifica l’organizzazione della magistratura.
Il punto centrale è la separazione delle carriere tra:
- magistrati giudicanti (giudici)
- magistrati requirenti (pubblici ministeri)
Le due carriere restano autonome e indipendenti, ma vengono gestite da organi di autogoverno separati, con due Consigli Superiori distinti.
La riforma prevede anche l’istituzione di una Corte disciplinare di livello costituzionale, incaricata di giudicare le responsabilità disciplinari dei magistrati, separando questa funzione da quella di gestione delle carriere.
Il contesto in cui nasce la riforma
La riforma nasce da un dibattito avviato da tempo sul funzionamento degli organi di autogoverno della magistratura.
Negli anni sono emerse criticità legate alla gestione delle nomine, delle carriere e al ruolo delle correnti interne.
L’obiettivo dichiarato non è ridurre l’indipendenza della magistratura, ma rendere più chiari i ruoli e rafforzare la fiducia nel sistema, anche dal punto di vista dei cittadini.
Separazione delle carriere e autogoverno
La riforma non incide sull’indipendenza esterna della magistratura: giudici e pubblici ministeri restano soggetti solo alla legge.
Cambia invece l’organizzazione interna: ciascuna carriera avrà il proprio Consiglio Superiore.
Il passaggio da una carriera all’altra, già oggi raro e limitato, diventerebbe definitivamente escluso. La separazione rende quindi stabile una distinzione già presente nella pratica.
Il tema del sorteggio negli organi di autogoverno
Uno degli aspetti più discussi è l’introduzione del sorteggio per la selezione di alcuni componenti degli organi di autogoverno.
L’obiettivo è ridurre il peso delle correnti organizzate e limitare logiche di appartenenza.
La componente dei magistrati resta comunque prevalente.
Secondo i sostenitori, il sorteggio favorisce maggiore neutralità; secondo i critici, riduce la rappresentatività e la possibilità di scelta.
La Corte disciplinare
La riforma introduce una Corte disciplinare costituzionale, separata dagli organi di autogoverno.
Questo organo si occuperebbe esclusivamente dei procedimenti disciplinari, con una composizione mista di magistrati e giuristi esterni.
Lo scopo è distinguere chiaramente chi gestisce le carriere da chi valuta le responsabilità disciplinari, aumentando trasparenza e imparzialità.
Le ragioni del SÌ
Chi vota SÌ ritiene che la riforma:
- renda più chiara la distinzione tra giudice e accusa
- rafforzi la percezione di imparzialità
- migliori l’organizzazione interna della magistratura
- riduca il peso delle correnti grazie al sorteggio
La riforma viene vista come una riorganizzazione, non come una limitazione dell’indipendenza.
Le ragioni del NO
Chi vota NO teme che la riforma:
- indebolisca l’unità della magistratura
- renda il pubblico ministero più vulnerabile
- riduca la rappresentatività con il sorteggio
Secondo questa posizione, i problemi esistenti potrebbero essere risolti senza modificare la Costituzione.
Cosa succede se vince il SÌ
Se vince il SÌ, la riforma entrerà in vigore, ma non immediatamente.
Saranno necessarie leggi di attuazione per rendere operative le nuove regole. Nel frattempo, il sistema attuale continuerà a funzionare.
Cosa succede se vince il NO
Se vince il NO, la riforma non entrerà in vigore e resterà valido l’attuale assetto della magistratura.
Il Parlamento potrà comunque intervenire con leggi ordinarie, ma non potrà introdurre la separazione delle carriere senza una nuova revisione costituzionale.
In sintesi
Il referendum giustizia 2026 chiede ai cittadini di decidere se confermare o respingere una riforma che cambia l’organizzazione interna della magistratura.
Non c’è quorum, non ci sono soluzioni intermedie: o SÌ o NO.
Il voto riguarda un modello complessivo di giustizia e di autogoverno, e richiede una scelta consapevole sul futuro dell’assetto istituzionale.
Confronto SÌ / NO
| VOTI SÌ | VOTI NO |
|---|---|
| Approvi la riforma costituzionale | Respingi la riforma costituzionale |
| Entra in vigore la separazione delle carriere | Resta la magistratura unitaria |
| Giudici e PM con carriere distinte | Giudici e PM nello stesso ordine |
| Due Consigli Superiori separati | Un solo Consiglio Superiore (CSM) |
| Nuovo sistema di autogoverno | Sistema di autogoverno attuale |
| Introduzione del sorteggio per alcuni componenti | Nessun sorteggio negli organi di autogoverno |
| I procedimenti disciplinari passano a una Corte dedicata | Procedimenti disciplinari gestiti dal CSM |
| Cambia l’organizzazione interna | Nessuna modifica costituzionale |
| Servono leggi di attuazione | Nessun cambiamento normativo |
⚠️ IN ENTRAMBI I CASI
- Nessun quorum
- L’indipendenza della magistratura non cambia
- Conta solo la maggioranza dei voti validi
- Si vota l’intero testo, senza parti separabili